PROGETTO

Questo blog, spazio di pratiche artistiche, analisi e scambi legati alla diaspora in Italia, nasce da un’esperienza di un gruppo di ricercatori italiani – fra i trenta e i quarant’anni – che in diverse occasioni hanno lavorato insieme sulla costruzione di un progetto. L’obiettivo è promuovere la creazione di un archivio in grado di documentare l’emergere, lo sviluppo e l’impatto culturale di attività e produzioni artistiche che sono espressione di un ampio e rilevante fenomeno sociale.

Nel contesto di un’Italia multiculturale, la presenza e il movimento di uomini e donne – in particolare dall’Africa – vengono studiati da diverse discipline, ma quasi sempre il fine è valutare gli indici sociali ed economici di questi trasferimenti, oppure quello di alimentare il dramma mediatico degli sbarchi o la loro demonizzazione. Tuttavia, le migrazioni sono anche – se non soprattutto – una questione di speranze, energie, storie, identità, tradizioni, drammi (individuali e collettivi) registrati nell’archivio vivente (secondo la definizione di Appadurai) delle pratiche artistiche che raccontano ed esprimono questi aspetti più vitali.

L’archivio, che vuole essere multimediale e interamente accessibile online, intende sottolineare la ricchezza di queste pratiche artistiche e il loro significato; la loro importanza storica e culturale nel sostanziare relazioni reciproche, in particolare fra Europa e Africa; il loro ruolo nel definire, e allo stesso tempo contrastare, i confini delle strutture sociali contemporanee, postcoloniali, e potenzialmente multiculturali in Italia e in Europa.

Mentre il lavoro di archiviazione – così come la ricerca di fondi – va avanti, questo blog rappresenta uno spazio di presentazione, quindi di attivazione e dialogo, in cui riconoscere e descrivere pratiche artistiche e rappresentazioni delle diaspore in Italia. Uno spazio in cui intellettuali e artisti (ammesso che ci siano differenze fra le due categorie) si incontrano e confrontano. Ciò che è interessante, per noi, è una valutazione su come espressioni creative e rappresentazioni critiche possano esaltare la coesistenza di diversi punti di vista: di artisti migranti, di nuovi italiani, di seconde e terze generazioni, di afro-creativi, così come di cittadini italiani da più generazioni, di stranieri comunitari, etc.

Pratiche e rappresentazioni di questo nuovo movimento non mancano nella società contemporanea. In altre parole, non esiste più l’assenza di queste voci, ma una molteplicità di timbri e registri, che tuttavia troppo facilmente finiscono per dissolversi in un discorso pubblico ancora troppo spesso ancorato su posizioni in cui idee di “noi” e “loro” si fossilizzano (basti pensare alle interminabili discussioni su “noi occidentali” e “l’islam”). Nel contestare il principio di appartenenza (o di non-appartenenza) come unico strumento critico per valutare la realtà (globale o locale), crediamo di poter dare un nostro contributo, da un lato con la semplice idea di mettere insieme più voci; dall’altro con la convinzione che un’analisi di fenomeni culturali complessi possa contribuire ad alimentare discussioni sul tema della diversità, della diaspora, delle migrazioni, e delle pratiche artistiche.

Il fatto che siamo un gruppo di studiosi giovani e terribilmente precari non è irrilevante nel definire la validità di questa proposta. Abbiamo assimilato (e sviluppato) gli insegnamenti dei nostri professori, di chi ha creato – in Italia e altrove – le categorie interpretative e le discipline a cui facciamo riferimento (letterature comparate, antropologia culturale, etnomusicologia, studi postcoloniali, studi culturali, etc.). Allo stesso tempo, nell’attuale situazione accademica, siamo tenuti a interrogarci su come rendere quelle categorie valide dentro e fuori le aule universitarie.

Questo blog va considerato anche come tentativo di rendere quelle categorie uno strumento interpretativo alla portata di un pubblico più vasto. Questa è in fondo la nostra battaglia culturale: erodere i confini in cui la ricerca italiana si è barricata. Portare all’attenzione di un più ampio numero di persone – che parlano in italiano – interrogativi, studi, valutazioni che provengono da altri contesti nazionali e linguistici (pensiamo, per esempio, al contributo degli studi sulla blackness e sull’idea di razza, che solo timidamente iniziano ad arrivare in Italia). È una risorsa importante, che si fonda sulla transnazionalità. Proclamiamo pertanto il rifiuto dell’idea di fuga di cervelli come psicodramma collettivo: ammesso che sia (soltanto) uno spreco di risorse, questo non vuol dire che non possa contribuire ad arricchire esperienze e strumenti interpretativi.

Non ci resta che chiudere questo primo post, invitando chiunque fosse interessato a contattarci, scriverci, segnalarci lavori, interessi, notizie. A presentarsi, a far vivere l’idea di archivio che qui abbiamo illustrato.

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